LAVINIA FUGGITA
10/11/12 APRILE 2026
TEATRO OSCAR
Lavinia Fuggita è per Cesare Garboli il racconto più bello di tutto il Novecento, per Emilio Cecchi il componimento in cui si ha la piena, splendida misura del talento di Anna Bant. Difatti questo racconto è proprio bello: genera una specie di incantamento.
La storia racconta di Lavinia, una ragazza orfana che, agli inizi del Settecento, viene raccolta dall’Ospedale della Pietà di Venezia, dove impara a suonare e a cantare. Lavinia diventa maestra di coro e scopre di avere istinto e capacità compositive.
Spinta da una scellerata, invincibile e quasi dolorosa forza creatrice, sostituisce le partiture, che le danno da copiare, con le sue invenzioni musicali. Una di queste è proprio l’esecuzione del maestro Don Antonio Vivaldi, precettore presso l’Istituto.
Scoperto il fatto, e il quaderno che contiene tutte le composizioni della ragazza, Lavinia viene pesantemente punita e umiliata durante un giorno di festa in gita alle Zattere. Quel giorno, fiera della sua intelligenza e bellezza, scompare, forse in un veliero grosso arrivato da lontano, e di lei nessuno saprà più nulla.
Il racconto della Banti ha una perfetta e raffinatissima coesione di forma e di intreccio. Fin dal titolo, senza pudore a nasconderlo, sappiamo che una certa Lavinia fuggirà; il segreto della storia è quindi già da subito svelato ma la costruzione del racconto penetra pagina dopo pagina in intensità e senso. Una prosa eccezionale, quasi di poesia, colta ma nello stesso tempo leggera, e di rara sensibilità sulla condizione del genere femminile quando si fa artista, sulla voluttà e la potenza di una forza creatrice che impone di rompere le regole, di forzare l’ordine delle cose, di superare il limite, come se avere talento fosse quasi una maledizione.
Lavinia tornerà da dove è venuta, dal nulla, e a noi non serve sapere né dove è fuggita, né se tornerà: rimangono stupore e benessere.
E’ da tempo che desidero affrontare ad alta voce questo racconto, difficilissimo da trovare. L’ho con me da diversi anni, racchiuso in una raccolta di quattro racconti di Anna Banti pubblicata nel 1951, “Le donne muoiono”. Insieme a me altre voci a formare un melologo, genere perfetto per questa scrittura, per i passaggi emotivi della storia, la coralità dei personaggi descritti e l’ambientazione veneziana: un pianoforte, un flauto, un clarinetto del ‘700, un flauto di canna, e due voci che cantano, una maschile e una femminile. Anche la mia voce parlata è strumento musicale e fin dalla drammaturgia il testo sulla carta diventa una partitura, un pentagramma. Ad accogliere il pubblico ci sarà fin da subito un acquario sonoro per
immergersi nelle acque della laguna veneta e per prepararsi tutti insieme a questo tuffo dentro la grande letteratura. Fondamentale la collaborazione con Tullio Visioli, compositore di rara raffinatezza, esperto conoscitore di musica barocca, con cui abbiamo lavorato per trovare la cifra musicale corretta del racconto in un equilibrio delicato tra il settecento vivaldiano e la figura popolare ed evocativa di Lavinia, portando chi ascolta in un’altra dimensione. Vivaldi componeva musica sacra per le Figlie di Choro all’Ospedale della Pietà di Venezia, dove insegnò per circa quarant’anni, tra il 1704 e il 1740, e dove compose gran parte del suo lavoro, compresa la sua opera più conosciuta, “Le quattro stagioni”. I manoscritti delle sue musiche infatti erano sempre accompagnati dai nomi delle ragazze dell’orfanotrofio che le eseguivano. Da qui l’idea del racconto della Banti, che fu scritto nel 1950, prima della grande riscoperta di Vivaldi, che risale al 1957 e che, fino ai giorni nostri, ha fatto del compositore veneto un vero e proprio fenomeno musicale. Anche in questa occasione la Banti ha dimostrato intuito, personalità e profonda capacità di scoprire il vecchio per raccontare al nuovo: presente e passato sono un istante da catturare e stringere come una lucciola nella mano (dal suo ultimo romanzo “Un grido lacerante”).
Per la sfrontatezza con cui in Lavinia Fuggita si racconta la libertà del talento, per la città di Venezia narrata con i suoi canali, l’acqua, le gondole, e poi per Chioggia, quando mi avvicino al racconto della Banti mi torna sempre in mente una foto di Eleonora Duse in gondola, nel 1890, scapigliata, selvaggia, circondata dall’umidità e dalla salsedine. Come Lavinia attraversa la laguna con alle spalle proprio le Zattere e le mani sui fianchi, segno di adorabile sfrontatezza e impeccabile equilibrio. A lei dedico questo racconto.
Michela Cescon
dal racconto di Anna Banti (Editore Mondadori Libri)
con Michela Cescon, Tullio Visioli, Livia Cangialosi
direzione del suono e musiche originali Tullio Visioli
ideazione e messa in scena Michela Cescon
cura del progetto Nicoletta Scrivo
produzione Teatro di Dioniso
Tullio Visioli -Compositore, flautista, cantante e didatta italiano. La sua attività musicale spazia dal concertismo alla direzione di coro, dalla didattica pedagogica strumentale e vocale, all’arte terapia sonora.
La sua attività compositiva si rivolge alla coralità, con particolare attenzione a quella dei bambini e dei ragazzi. Ha fondato nel 1990 l’ensemble Laudanova, un progetto di ricerca dedicato alla creazione di un repertorio contemporaneo con forti richiami alla tradizione musicale italiana e alla musica sacra orientale.
Dal 1999 è docente di Musicologia e Didattica della Musica presso la facoltà di Scienze della Formazione dell’Università Lumsa di Roma, di Vocalità infantile presso il corso di Vocologia artistica a Ravenna e collabora con l’Università degli Studi di Parma, l’Università degli Studi di Cassino, L’Università La Sapienza di Roma, la Scuola Musicale di Milano, L’Istituto Musicale Briccialdi di Terni, la Società Italiana di Educazione Musicale e la RAI.
Nel 2008 e nel 2009 ha collaborato come direttore di coro di voci bianche e esperto di vocalità con l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Ha scritto inoltre alcuni libri sul tema dell’insegnamento del canto. È tra i soci fondatori dell’associazione “Il Jazz Va A Scuola” e di “Mani Bianche Roma”, un progetto di inclusione e ricerca espressiva tra Lis (Lingua Italiana dei segni) e linguaggi musicali ed espressivi.
Michela Cescon – Attrice, produttrice, regista. Si è formata alla scuola per giovani attori del Teatro Stabile di Torino diretta da Luca Ronconi ed esordisce giovanissima nel 1995 come protagonista del “Ruy Blas” di Victor Hugo per la regia dello stesso Ronconi.
Nel 1996 comincia la collaborazione con l’attore regista Valter Malosti e la sua compagnia Teatro di Dioniso. Successivamente collabora tra gli altri con Toni Servillo, Roberto Andò e Marco Tullio Giordana. Dal 2018 assume la direzione artistica del Teatro di Dioniso. Nel 2003 avviene l’incontro con il cinema, Matteo Garrone la sceglie come protagonista per “Primo Amore”. A seguire lavorerà con Marco Tullio Giordana, Ferzan Ozpetek, Franco Battiato, Alessandro Angelini, Simona Izzo, Marco Bellocchio, Marco Filiberti, Cristina Comencini, Lucio Pellegrini, Federico Zampaglione, Roberto
Andò, Fabio Venditti, Roahn Johnson, Donato Carrisi, Marco Ponti, Paolo Sorrentino, Michele Soavi, Ivano De Matteo, Marco Bonfanti, Giulio Bertelli e Elisabetta Sgarbi. Nel 2009 arriva il primo progetto televisivo con Alex Infascelli per Sky Cinema, poi per Rai1 con Marco Turco, e con Gianluca Tavarelli. Nel 2014 prende parte alla prima stagione della serie “Braccialetti Rossi” di Giacomo Campiot, e per Canale5 ad un film su Libero Grassi di Graziano Diana. Nel 2023 entra nel seconda serie di “Blanca”. Nel 2010 fonda la Zachar Produzioni S.r.l. e debutta alla regia con il cortometraggio “Come un soffio” che viene presentato al Festival di Venezia nella sezione ufficiale Controcampo. Nel 2012 produce la trilogia di Tom Stoppard “The Coast of Utopia” con 68 persone impegnate, per un totale di 9 ore di messa in scena per la regia di Marco Tullio Giordana. A seguire produce “Good People” di David Lindsay Abaire con la regia di Roberto Andò e “Il Testamento di Maria” di Colm Toibin sempre con la regia di Marco Tullio Giordana. Nell’autunno 2019 debutta al Piccolo Teatro di Milano con la sua prima regia teatrale da un testo di Alberto Moravia “La donna leopardo”. A gennaio 2020 gira il suo primo lungometraggio “Occhi Blu” prodotto da Palomar e Tempesta Film con Valeria Golino, Jean-Hugues Anglade e Ivano De Matteo.
Nella primavera del 2022 debutta all’Auditorium Parco della Musica di Roma la sua seconda regia teatrale “L’Attesa” di Remo Binosi con Anna Foglietta e Paola Minaccioni. Diversi i premi e riconoscimenti tra i quali: Premio Eleonora Duse, Premio Ubu, Premio Flaiano, Premio della Critica Teatrale, Premio Le Maschere, Globo D’Oro, David di Donatello e Nastro D’Argento.
Anna Banti – Personalità complessa e poliedrica, sfugge alle definizioni. Animata dalla passione per l’espressione artistica in tutte le sue forme ha vestito i panni della storica dell’arte, della scrittrice, della critica letteraria, teatrale, cinematografica e della traduttrice. In particolare, è autrice di sette raccolte di racconti, di nove romanzi e di numerosi interventi saggistici. Lucia Lopresti nasce a Firenze il 27 giugno 1895. Trascorre gli anni dell’infanzia a Bologna e, nel 1905, con la famiglia si trasferisce a Roma. In terza liceo, avviene l’incontro che le cambia la vita: quello con la storia dell’arte e con il professore Roberto Longhi, di cui si innamora. È l’inizio non solo di un grande amore, ma anche di uno straordinario sodalizio intellettuale che durerà tutta la vita. Nel 1930, attraverso la pubblicazione del racconto “Barbara e la morte nasce” Anna Banti, lo pseudonimo scelto per intraprendere la sua avventura letteraria: il mio vero nome, quello che non m’è stato dato dalla famiglia né dal marito. La scrittura rappresenta il mezzo per raggiungere l’indipendenza economica e vi si dedica completamente, esordendo anche nella critica con alcune recensioni. Intanto lavora al primo romanzo, “Itinerario di Paolina”, pubblicato nel 1937, seguito dalla raccolta di racconti “Il coraggio delle donne”. Dopo la guerra riprende a scrivere, sia per bisogno che per passione, pubblica nel 1947 “Artemisia”, narrazione storico-biografica in cui la voce della pittrice seicentesca si intreccia con quella dell’autrice, circondata dalle macerie di Firenze. Segue la raccolta “Le donne muoiono”, in cui vedono la luce alcuni dei testi più celebri come “Lavinia fuggita”. Tra gli anni Cinquanta e i turbolenti anni Sessanta, la sua produzione si caratterizza per un grande realismo e per un carattere di denuncia, con opere come “Il bastardo”, “Allarme sul lago”, “Le mosche d’oro” e la raccolta di racconti “La monaca di Sciangai”.
Appartengono agli anni Sessanta, inoltre, anche il romanzo di ispirazione risorgimentale “Noi credevamo”, la raccolta “Campi Elisi” e la biografia di Matilde Serao. Nel 1970 la sua vita viene sconvolta dalla morte del marito. Si dedica così alla cura della Fondazione di Studi di Storia dell’Arte nata per desiderio di Longhi e alla pubblicazione delle sue “Opere Complete” e degli inediti. Inoltre, pubblica le raccolte “Da un paese vicino” e il romanzo “La camicia bruciata”; traduce Colette e Jane Austen e cura il volume di Defoe per la collana Meridiani. La sua carriera di romanziera si conclude nel 1981, quattro anni prima di spegnersi a Ronchi, con l’opera di spunto autobiografico “Un grido lacerante”.
22,00 € / INTERO
16,00 € / UNDER30, OVER65
10,00 € / UNIVERSITÀ, SCUOLE DI TEATRO, DESIDERA CARD (acquistabile solo in cassa)
TICKET STANDARD
Per prenotazione gruppi scuola scrivere a scuola@oscar-desidera.it
CALENDARIO DELLE REPLICHE