Al Sud è tradizione battezzare i bambini con i nomi dei nonni. Ad Antonio, però, nonostante l’omonimia con il nonno paterno, questo nome è stato dato in onore di Totò. Antonio, fin da ragazzino, ha il Teatro nella testa, nell’anima, nella pelle, nel corpo.
Viene da un paese di agricoli del casertano e non gli interessano Virgilio, le sue Bucolichee ciò che viene insegnato (imposto) a scuola. Antonio studia quello che gli interessa, quindi legge, mangia, digerisce le opere di Eduardo. Ascolta le storie di suo nonno e di suo padre, che parla con le frasi uscite dalla bocca di Totò, e se le ripete in un affresco lontano dal folklore e pieno di ironica e commovente umanità. Il paesino di Sessa Aurunca è il pretesto per la descrizione, con sguardo demartiniano, della processione del Venerdì Santo, con la sua dispiegata socialità altrimenti reclusa dentro la prigione di quattro mura.
A dodici anni, Antonio entra a far parte della compagnia amatoriale di Sessa Aurunca e comincia a praticare il Teatro seguendo gli insegnamenti di un maestro, lui sì, folkloristico, ma pieno di passione e volontà. Poi c’è Milano con la Scuola del Piccolo. C’è Roma. C’è il mondo, sempre dietro al profumo agrodolce della scena. Antonio vuole fare l’attore. Studia, s’impegna, suda, piange, sbatte la testa. Ma va avanti. La vita non è per niente facile per un attore che possa davvero definirsi tale. Le dinamiche di ciò che gli accade intorno lo spingono a chiedersi se sarà costretto ad accettare compromessi. Il fascino di quelle tavole di legno da calpestare e sulle quali esprimersi richiede dei prezzi da pagare. Il rapporto con un agente cinematografico che vuole cambiargli il nome e farlo diventare l’ennesimo Toni è solo uno dei tanti motivi che lo costringono a farsi delle domande. È disposto a pagare questi prezzi?
Il teatro non deve rassicurare, non deve consolare o dire che questo è il mondo migliore, ma deve perturbare, colpire, indurre a pensare, denunciare, esprimere tutte le contraddizioni della vita e del mondo. Deve far capire che qualcosa d’altro è possibile. Ma il Teatro è la vita, si dice. E non solo la sua, è la vita del mondo. Prima che Pulcinella s’impossessi un’ultima volta di Antonio e dello spazio scenico, il giovane s’interroga sul ruolo del Teatro, su come esso debba essere, su come è stato fin dalla sua nascita in quella terra che tutti ci ha figliato. Ecco, Antonio adesso è un attore.
di e con Antonio Perretta aiuto regia e movimenti scenici Leda Kreider
INFO E PREZZI
EVENTO GRATUITO, con prenotazione su Eventbrite
DOVE E QUANDO
luogo Corte degli Angeli(Via P. Colletta 21) data 11 LUGLIO 2026 orario 21.00
Per raggiungere il luogo di spettacolo
Treno: Milano Forlanini
Metro: M4 Repetti
Tram: 27 45
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La realizzazione di La Corte degli Angeliè possibile grazie al contributo di Fondazione di Comunità Milano e l’Associazione InAtto, insieme a Teatro Oscar | Teatro degli Angeli, ha accolto la sfida della raccolta fondi: attraverso una donazione sarà possibile sostenere attivamente la realizzazione del festival estivo e di tutte le azioni concrete che la Fondazione promuove su tutto il territorio milanese. Sarà possibile donare fino al 15 luglio per sostenere il progetto La Corte degli Angeli sul sito della Fondazione.
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